Come abbiamo visto nel precedente articolo, una delle variabili da considerare prima di decidere se agire per il recupero del credito è quella connessa ai benefici fiscali della perdita su crediti.

Quando infatti le probabilità di recuperare il credito – valutate alla luce dell’analisi preventiva di solvibilità del debitore – appaiono scarse, o addirittura inesistenti, è opportuno evitare di intraprendere un’azione legale di recupero – dalla quale probabilmente deriveranno per l’impresa solo ulteriori costi – ed ottenere il beneficio fiscale connesso alla perdita del credito.

La normativa tributaria che regolamenta la materia è notevolmente complessa, farraginosa e in continua evoluzione. Tuttavia, un legale avveduto è in grado, in cooperazione con il commercialista dell’azienda, di far ottenere alle imprese ottimi benefici sotto il profilo tributario, evitando di far gravare sulle stesse ulteriori ed inutili costi legati all’azione giudiziale di recupero dei crediti.

In estrema sintesi, l’art. 101 co. 5 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR) prevede che le imprese possono dedurre dalle imposte sui redditi le perdite su crediti quando:

  • le perdite risultano da elementi certi e precisi;
  • il debitore è assoggettato a procedure concorsuali.

La perdita sul credito si può considerare certa e quindi può essere dedotta fiscalmente quando:

  • sono decorsi 6 mesi dalla scadenza del pagamento del credito e il credito è inferiore a 5.000 Euro (per le imprese con volume d’affari o ricavi superiori a 100 mln. di Euro) o a 500 Euro per le altre imprese;
  • l’azione esecutiva è stata infruttuosa;
  • è comprovato che l’attività di recupero sia antieconomica per l’impresa, in quanto il costo del recupero sarebbe uguale o superiore all’ammontare del credito

Ne deriva che, contrariamente a quanto spesso si ritiene, non è sempre necessario esperire inutilmente tutta l’attività di recupero del credito in via giudiziale, fino al pignoramento (infruttuoso), e quindi sostenere i relativi costi (inutili) per poter dedurre fiscalmente la perdita.

In primo luogo, quando l’impresa raggiunge un accordo transattivo con il debitore, la differenza negativa per il creditore (cioè la differenza tra il valore iniziale del credito e quello a seguito della transazione) è deducibile come sopravvenienza passiva o minor ricavo.

In secondo luogo, quando l’azione di recupero è antieconomica, cioè quando dall’analisi preventiva di solvibilità del debitore risulta che è improbabile ottenere il recupero del credito, la documentazione attestante la improbabilità di ottenere il soddisfacimento del credito (report informativo e parere del legale), può essere sufficiente per assicurare la deducibilità fiscale della perdita.

Si tratta quindi di una opzione da valutare attentamente prima di intraprendere un’azione giudiziale di recupero, dalla quale scaturiscono costi per l’azienda che potrebbero non essere ricompensati da benefici in sede di recupero.

Nel prossimo articolo analizzeremo come è possibile ottimizzare i costi legali di recupero del credito, attraverso apposite pattuizioni con il legale dell’azienda.