Ipotizziamo che l’analisi preventiva di solvibilità effettuata in ordine al debitore abbia avuto un esito negativo, o comunque non del tutto positivo: ipotizziamo cioè che dal report emerga la inesistenza o comunque la non sufficienza di beni o crediti in capo al debitore, aggredibili in sede di esecuzione forzata.

In tal caso, occorre valutare attentamente se sia opportuno o meno intraprendere un’azione legale di recupero del credito, nell’ottica costi/benefici per l’impresa.

E’ evidente che, a differenza del caso in cui l’analisi di solvibilità abbia avuto esito positivo, in questo caso non è facile decidere quale soluzione sia la più opportuna.

In linea generale, vi sono una serie di fattori da considerare per decidere se intraprendere o meno l’azione giudiziale per il recupero del credito, i principali dei quali sono:

  • l’entità del credito vantato nei confronti del debitore;
  • la complessiva situazione finanziaria del creditore;
  • la policy del creditore nei confronti degli affiliati;
  • la conoscenza del debitore;
  • i benefici fiscali connessi alla perdita su crediti.

Analizziamoli brevemente.

L’entità del credito riveste, con ogni evidenza, un’importanza centrale ai fini della decisione se agire in giudizio o meno per il recupero.

Per importi relativamente di basso importo (diciamo al di sotto dei 5.000,00 Euro) in linea generale è preferibile non intraprendere un’azione di recupero giudiziale, anche perché, come si vedrà nel prossimo articolo, tali crediti possono essere dedotti automaticamente come perdita dal punto di vista fiscale.

Viceversa, per crediti di importo elevato (diciamo al di sopra dei 20.000,00 euro) può essere opportuno procedere, anche perché tali crediti non possono essere dedotti fiscalmente senza avere prima tentato il recupero in via giudiziaria.

Sia la complessiva situazione finanziaria del creditore (riflessa nel bilancio) che la policy del creditore hanno notevole importanza. Si pensi ad es. ad una catena in franchising: se il franchisor decidesse sempre di non procedere al recupero dei crediti vantati nei confronti degli affiliati morosi nel pagamento delle royalties, ne potrebbe derivare un effetto negativo a catena sull’intera rete.

Anche la conoscenza del debitore (gioca un ruolo rilevante; se il infatti il creditore conosce le abitudini del debitore o ha informazioni riservate (ad es. sa che un credito nei confronti dei terzi, non rilevato dal report in quanto non conoscibile all’esterno) ciò può influenzare la decisione di procedere al recupero.

L’aspetto fiscale connesso alla perdita su crediti verrà analizzato nel prossimo articolo.