Come abbiamo visto in un precedente articolo, se l’analisi preventiva di solvibilità del debitore è positiva, è senz’altro opportuno procedere al recupero crediti in via giudiziale.

A questo punto, l’impresa deve sostenere alcuni costi legali, in relazione all’attività di recupero intrapresa dal legale. Si tratta tuttavia di costi che, in un’ottica imprenditoriale, sono giustificati dal fatto che, sulla base dell’analisi di solvibilità del debitore già effettuata, vi sono ragionevoli probabilità che il credito possa essere recuperato, ivi inclusi i costi che l’impresa deve anticipare.

Ma quali sono tali costi? E soprattutto: è possibile limitare tali costi, nell’ottica del raggiungimento del massimo beneficio per l’impresa con il minor costo?

Quando parliamo di costi legali, ci riferiamo essenzialmente a due diverse tipologie:

  1. a) le spese del procedimento, cioè quelle somme che il legale deve versare, per conto dell’impresa, allo Stato (ad esempio il contributo unificato, le spese di notifica etc.) il cui importo varia in relazione all’entità del credito;
  2. b) gli onorari per l’attività legale che li leva a svolgere per il recupero del credito.

Mentre I costi sub a), cioè le spese del procedimento, sono fissi e devono comunque essere sostenuti dall’impresa, i costi sub b), cioè gli onorari del legale, non sono fissi, ma il loro importo può essere concordato con il legale, in modo che l’impresa possa usufruire di significativi benefici.

E’ infatti consentita dalla legge, già da alcuni anni, la possibilità di concordare con il legale compensi parametrati al raggiungimento di un determinato obiettivo; obiettivo che, in questo caso, consiste nell’effettivo recupero del credito.

In altri termini, è possibile collegare la determinazione dei compensi del legale al risultato concretamente ottenuto dall’impresa in termini di effettivo recupero del credito, e, quindi, al grado di soddisfazione dell’impresa stessa. Come?

Attraverso il cd. il patto di quota lite, cioè con un accordo tra impresa e legale in base al quale a quest’ultimo verrà corrisposto un compenso, in misura percentuale, da calcolarsi sul credito che verrà effettivamente recuperato dal legale stesso.

In questo modo, l’impresa non dovrà anticipare i compensi del legale, ma solo i costi vivi del procedimento, mentre il legale verrà ricompensato sulla base del risultato utile effettivamente conseguito, cioè se verrà effettivamente recuperato il credito, e solo in questo caso.

I vantaggi per l’impresa di tale modalità di pagamento dei compensi legali sono evidenti: nessun costo iniziale (ad eccezione delle spese del procedimento), e pagamento di un compenso solo in caso di risultato positivo, parametrato all’importo che verrà effettivamente recuperato.

In tal modo, il legale partecipa in un certo modo al rischio d’impresa dell’impresa; ma d’altra parte, dato che, in questa ipotesi, le risultanze dell’analisi di solvibilità del debitore sono positive, si tratta di un rischio calcolato, in quanto è probabile che il credito verrà recuperato, almeno in parte.

Nel prossimo articolo analizzeremo la procedura del recupero del credito in via giudiziale.