L’analisi preventiva di solvibilità del debitore può essere condotta con varie modalità ed avvalendosi di vari strumenti.

Tale analisi può essere condotta anche autonomamente dall’impresa, consultando le banche dati ed i registri pubblici (Camera di Commercio, Catasto, Conservatorie, PRA, RINA etc.).

Tuttavia, anche in questo caso è consigliabile evitare il “fai da te” e rivolgersi a una società specializzata in investigazioni. Tali società sono infatti in grado di reperire e verificare dati che vanno anche al di là delle risultanze dei pubblici registri.

In particolare, le società investigative possono accertare:

  • la situazione societaria del debitore (cessioni quote, liquidazione etc.);
  • l’esistenza di protesti a carico del debitore;
  • l’esistenza di procedure esecutive/ipoteche;
  • la presenza di beni pignorabili, ovvero essenzialmente: immobilic/c bancari (B.: non è possibile conoscere il saldo del c/c ai sensi della normativa sulla privacy, ma è comunque possibile sapere se lo stesso è movimentato);
  • l’andamento dell’attività del debitore (apertura/chiusura uffici, assunzione/diminuzione personale, etc.).

Le risultanze degli accertamenti effettuati dalla società investigativa vengono condensate in un report scritto nel quale viene “radiografata” la complessiva situazione economica e finanziaria del debitore.

Tale report, adeguatamente valutato dal legale e discusso/verificato con l’impresa, consente di decidere quale sia l’azione più opportuna da intraprendere in vista della finalità di far ottenere all’impresa creditrice il massimo risultato.

E quindi consente di stabilire, con ragionevole probabilità, se vi sono sufficienti probabilità di ottenere il recupero del credito, e quindi se è opportuno o meno, in un’ottica costi/benefici, intraprendere l’azione giudiziale per il recupero.

La valutazione delle risultanze del report patrimoniale sulla solvibilità del debitore è dunque molto delicata e di centrale importanza, in quanto dalla stessa dipende in gran parte la decisione se e in quali termini sia opportuno agire in giudizio per il recupero del credito.

Vediamo ora come può essere utilizzata tale analisi.

In sintesi, all’esito dell’analisi di solvibilità saranno possibili due diversi risultati:

  1. a) un esito positivo, qualora emerga che il debitore è in possesso di beni o crediti pignorabili sufficienti da garantire che un’azione legale di recupero sia effettivamente fruttuosa;
  2. b) un esito negativo, qualora invece emerga la inesistenza o comunque la non sufficienza di beni o crediti in capo al debitore, utilmente pignorabili.

Nel primo caso (cioè se l’analisi di solvibilità del debitore ha dato esito positivo), le conseguenze sono semplici: occorre intraprendere il recupero del credito in via giudiziaria.

E’, anzi, opportuno intraprendere tale azione tempestivamente, perché con il passare del tempo i dati e le informazioni ottenute in ordine alla situazione del debitore potrebbero cambiare (ad es., il debitore potrebbe andare incontro a pignoramenti, protesti, potrebbe cedere l’azienda, essere dichiarato fallito etc.).

Vi è infatti un rapporto inversamente proporzionale tra ritardo nell’inizio della procedura di recupero e probabilità di recupero del credito: più si attende ad iniziare il recupero, più diminuiscono le probabilità di recuperare il credito, come mostrato dalla seguente tabella:

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Nel prossimo articolo, valuteremo i passi da intraprendere quando invece l’analisi preventiva di solvibilità abbia dato esito negativo.