Quale che sia l’oggetto del pignoramento (beni mobili, crediti, beni immobili), è chiaro che l’esecuzione forzata nei confronti del debitore è possibile o comunque utile se:

  1. a) il debitore possiede beni pignorabili;
  2. b) tali beni non sono già pignorati o ipotecati.

Se queste condizioni – che possono essere accertate dal creditore prima di promuovere l’azione legale, con una indagine di solvibilità – si verificano, il creditore potrà recuperare il proprio credito, al termine della procedura esecutiva (che può protrarsi per anni, a seconda del tipo di esecuzione), salvo eventuali accordi con il debitore nel corso della procedura stessa.

Ma la procedura esecutiva è spesso una sorta di corsa ad ostacoli per il creditore: difficoltà di individuare i beni pignorabili, difficoltà di realizzare un ricavato dalla vendita sufficiente a recuperare il credito (e le spese legali anticipate), possibili opposizioni, costo e lentezza della procedura possono rendere molto difficile e lungo al creditore ottenere l’effettivo recupero del credito.

Abbiamo sintetizzato pro e contra delle tre diverse procedure nella seguente tabella:

PRO CONTRA
MOBILIARE Bassi costi, semplicità, rapidità Impignorabilità di alcuni beni,

difficile reperibilità dei beni,

perdita di valore in sede di asta.

PRESSO TERZI Bassi costi, garanzia di realizzo in caso di c/c capiente Limiti alla pignorabilità dei crediti

da lavoro, incertezza del recupero

IMMOBILIARE Alta probabilità di recupero, anche in via transattiva Alti costi, lunghezza della

procedura (2-5 anni), difficoltà

della procedura in caso di immobili

indivisi

E’ quindi importante valutare con attenzione:

  • prima di iniziare un’azione legale di recupero e la successiva esecuzione, l’effettiva solvibilità del debitore, acquisendo un preciso report patrimoniale;
  • la possibilità di accordi transattivi con il debitore